mercoledì 1 luglio 2009
The Passenger (Iggy Pop)
I am the passenger and I ride and I ride
I ride through the city's backsides
I see the stars come out of the sky
Yeah, the bright and hollow sky
You know it looks so good tonight
I am the passenger
I stay under glass
I look through my window so bright
I see the stars come out tonight
I see the bright and hollow sky
Over the city's ripped backsides
And everything looks good tonight
Singing la la la la la.. lala la la, la la la la.. lala la la etc
Get into the car
We'll be the passenger
We'll ride through the city tonight
We'll see the city's ripped backsides
We'll see the bright and hollow sky
We'll see the stars that shine so bright
Stars made for us tonight
Oh, the passenger
How, how he rides
Oh, the passenger
He rides and he rides
He looks through his window
What does he see?
He sees the sign and hollow sky
He sees the stars come out tonight
He sees the city's ripped backsides
He sees the winding ocean drive
And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
'Cause it just belongs to you and me
So let's take a ride and see what's mine
Singing la la la la.. lala la la
Oh the passenger
He rides and he rides
He sees things from under glass
He looks through his window side
He sees the things that he knows are his
He sees the bright and hollow sky
He sees the city sleep at night
He sees the stars are out tonight
And all of it is yours and mine
And all of it is yours and mine
So let's ride and ride and ride and ride
Oh, oh, Singing la la la la lalalala
martedì 23 giugno 2009
Gramellini Santo Subito (in vita ovviamente)
Villa Spericolata by Massimo Gramellini
(Articolo da cantare, stonati compresi)
Voglio una villa maleducata - con la piscina piena di gin - voglio una bionda super truccata - con cui giocare insieme a nascondin - voglio una villa che non è mai tardi - per far scoppiare in spiaggia due petardi - voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.
E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin - a cercar foto sconce sotto i cuscin - ma forse non le troveremo mai - e allora amici cari saranno guai - mia moglie furibonda - la Cia che mi sfonda - e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.
Voglio una villa spericolata - con Smaila al piano e Bondi al clarin - voglio una pillola esagerata - che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn - voglio una villa che non è mai tardi - per travestirsi tutti da ghepardi - voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.
E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli - per mangiar con le amiche pizza e fagioli - ma non la digeriranno mai - vorranno un diamante o una fiction in Rai.
Ognuna col suo book - ognuna col procuratore - ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata - dove sposare una disoccupata - voglio un Paese che se ne frega - e guarda i tiggì senza fare una piega - voglio un Paese che sia pieno di tordi - li voglio ciechi muti e pure un poco sordi - voglio un Paese che di me non si scordi.
(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).
(Articolo da cantare, stonati compresi)
Voglio una villa maleducata - con la piscina piena di gin - voglio una bionda super truccata - con cui giocare insieme a nascondin - voglio una villa che non è mai tardi - per far scoppiare in spiaggia due petardi - voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.
E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin - a cercar foto sconce sotto i cuscin - ma forse non le troveremo mai - e allora amici cari saranno guai - mia moglie furibonda - la Cia che mi sfonda - e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.
Voglio una villa spericolata - con Smaila al piano e Bondi al clarin - voglio una pillola esagerata - che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn - voglio una villa che non è mai tardi - per travestirsi tutti da ghepardi - voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.
E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli - per mangiar con le amiche pizza e fagioli - ma non la digeriranno mai - vorranno un diamante o una fiction in Rai.
Ognuna col suo book - ognuna col procuratore - ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata - dove sposare una disoccupata - voglio un Paese che se ne frega - e guarda i tiggì senza fare una piega - voglio un Paese che sia pieno di tordi - li voglio ciechi muti e pure un poco sordi - voglio un Paese che di me non si scordi.
(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).
giovedì 4 giugno 2009
Un Paese e la sua censura
Pare ancora di vederlo, come se il tempo si fosse fermato, se vent'anni non fossero passati, lasciando rughe e cicatrici.
E' uno dei grandi rivoluzionari del Novecento. Pechino, 5 giugno 1989. Un ragazzo di spalle, camicia bianca, pantaloni neri, due sacchetti della spesa in mano. Inerme davanti ai carri armati, lungo la grande via vicino a Tien An Men: quei carri armati che hanno ucciso a raffiche migliaia di ragazzi come lui. "Il ribelle sconosciuto", come titolerà "Time".
Il ragazzo dei carri armati, una sfida, la statua umana della libertà. Il simbolo di un anno formidabile, fatto di uomini che hanno dentro la voglia di cambiare: il Muro di Berlino, sinistro e medioevale, che si accartoccia su se stesso come un rotolo di pergamena, le tavole di Yalta fatte a pezzi, l'Est illuminato da fiaccolate di popolo, gli ultimi panzer con la stella rossa che lasciano Kabul, il comunismo che muore di comunismo, un vero '68, fatto di rivoluzioni vere e non di psicodrammi rivoluzionari, la Grande Storia che ci esplode in faccia e ci insegna che gli imperi, come gli uomini, sono mortali.
Del ragazzo dei carri armati non ci resta nulla. Nessuno conosce il suo nome, nessuno sa se sia vivo né dove sia. "Sono il vento, sono libero come il vento", "Piccolo uomo, grande uomo, uno come noi". Quel ragazzo eravamo noi. Ci ha fatto sognare, credere, soffrire. Poi ha dato le spalle al mondo per sempre. E, forse, è tornato nel vento.
Parto dalle parole di Marco Innocenti sul Sole24Ore (andate a vedere anche il video e gli approfondimenti che accompagnano il pezzo), per parlare di censura e di repressione.
Gli avvenimenti cinesi sono diventati un emblema, per chi ha combattuto, per chi ha taciuto, per chi è nato dopo e li ha visti solo sui libri di storia, ma giusto in queste ora il Governo cinese replica lo stesso atteggiamento: il silenzio, l'oscuramento.
I siti web "in manutenzione", che bugia ipocrita! Gli ex- studenti del 1989 agli arresti domiciliari o in prigione.
La CENSURA - e l'AUTOCENSURA - sono i sintomi gravi di ogni regime politico malato, malato nel senso di antidemocratico, contrario alla libertà di pensiero e d'opinione, contrario alla sua espressione.
Tutti d'accordo, no?
Ma ditemi una cosa, noi che cosa sappiamo di quello che succede, davvero, all'ESTERO?
Noi che cosa sappiamo di come sono le REGOLE, di cosa dicono esattamente e di chi le ha fatte?
Noi siamo davvero SICURI, intendo pronti a metterci la mano sul fuoco (e non solo per modo di dire) di non essere vittime di qualche forma di censura?
Noi lo sappiamo perché EMMA BONINO si è asserragliata negli studi RAI di Saxa-Rubra (a Roma, non su Plutone), dicendo che gli italiani non sanno cos'è il Parlamento Europeo o cosa fa e perché sabato e domenica si va a votare?
Noi lo sappiamo cos'è il PARLAMENTO EUROPEO?
Noi lo sappiamo cos'è un PARLAMENTO e quali sono i suoi compiti?
Noi lo sappiamo da dove il Parlamento prende il suo POTERE?
Noi lo sappiamo dove finisce il DIRITTO e inizia la PREVARICAZIONE?
Noi lo sappiamo che viviamo in un Paese dove la stampa ha DIRITTO E DOVERE a fare tutte le domande che vuole perché questo è l'unico scopo della sua esistenza?
Noi lo sappiamo cosa vuol dire il detto "IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL'ASINO"?
Noi lo sappiamo che le BUGIE fanno fare bella figura (si fa per dire...) ma non migliorano il PIL né la democrazia?
Noi lo sappiamo qual è il significato della parola "POPULISMO"?
Ma soprattutto, noi siamo in grado di RISPONDERE?
E' uno dei grandi rivoluzionari del Novecento. Pechino, 5 giugno 1989. Un ragazzo di spalle, camicia bianca, pantaloni neri, due sacchetti della spesa in mano. Inerme davanti ai carri armati, lungo la grande via vicino a Tien An Men: quei carri armati che hanno ucciso a raffiche migliaia di ragazzi come lui. "Il ribelle sconosciuto", come titolerà "Time".
Il ragazzo dei carri armati, una sfida, la statua umana della libertà. Il simbolo di un anno formidabile, fatto di uomini che hanno dentro la voglia di cambiare: il Muro di Berlino, sinistro e medioevale, che si accartoccia su se stesso come un rotolo di pergamena, le tavole di Yalta fatte a pezzi, l'Est illuminato da fiaccolate di popolo, gli ultimi panzer con la stella rossa che lasciano Kabul, il comunismo che muore di comunismo, un vero '68, fatto di rivoluzioni vere e non di psicodrammi rivoluzionari, la Grande Storia che ci esplode in faccia e ci insegna che gli imperi, come gli uomini, sono mortali.
Del ragazzo dei carri armati non ci resta nulla. Nessuno conosce il suo nome, nessuno sa se sia vivo né dove sia. "Sono il vento, sono libero come il vento", "Piccolo uomo, grande uomo, uno come noi". Quel ragazzo eravamo noi. Ci ha fatto sognare, credere, soffrire. Poi ha dato le spalle al mondo per sempre. E, forse, è tornato nel vento.
(Il ragazzo di Tien An Men - Vent'anni dopo, di Marco Innocenti)
Parto dalle parole di Marco Innocenti sul Sole24Ore (andate a vedere anche il video e gli approfondimenti che accompagnano il pezzo), per parlare di censura e di repressione.
Gli avvenimenti cinesi sono diventati un emblema, per chi ha combattuto, per chi ha taciuto, per chi è nato dopo e li ha visti solo sui libri di storia, ma giusto in queste ora il Governo cinese replica lo stesso atteggiamento: il silenzio, l'oscuramento.
I siti web "in manutenzione", che bugia ipocrita! Gli ex- studenti del 1989 agli arresti domiciliari o in prigione.
La CENSURA - e l'AUTOCENSURA - sono i sintomi gravi di ogni regime politico malato, malato nel senso di antidemocratico, contrario alla libertà di pensiero e d'opinione, contrario alla sua espressione.
Tutti d'accordo, no?
Ma ditemi una cosa, noi che cosa sappiamo di quello che succede, davvero, all'ESTERO?
Noi che cosa sappiamo di come sono le REGOLE, di cosa dicono esattamente e di chi le ha fatte?
Noi siamo davvero SICURI, intendo pronti a metterci la mano sul fuoco (e non solo per modo di dire) di non essere vittime di qualche forma di censura?
Noi lo sappiamo perché EMMA BONINO si è asserragliata negli studi RAI di Saxa-Rubra (a Roma, non su Plutone), dicendo che gli italiani non sanno cos'è il Parlamento Europeo o cosa fa e perché sabato e domenica si va a votare?
Noi lo sappiamo cos'è il PARLAMENTO EUROPEO?
Noi lo sappiamo cos'è un PARLAMENTO e quali sono i suoi compiti?
Noi lo sappiamo da dove il Parlamento prende il suo POTERE?
Noi lo sappiamo dove finisce il DIRITTO e inizia la PREVARICAZIONE?
Noi lo sappiamo che viviamo in un Paese dove la stampa ha DIRITTO E DOVERE a fare tutte le domande che vuole perché questo è l'unico scopo della sua esistenza?
Noi lo sappiamo cosa vuol dire il detto "IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL'ASINO"?
Noi lo sappiamo che le BUGIE fanno fare bella figura (si fa per dire...) ma non migliorano il PIL né la democrazia?
Noi lo sappiamo qual è il significato della parola "POPULISMO"?
Ma soprattutto, noi siamo in grado di RISPONDERE?
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mercoledì 27 maggio 2009
Sogni di rock'n'roll
Le passioni (adolescenziali?) sono così: senza nessuna ragione e, al tempo stesso, con moltissime.
E come una specie di Nick Hornby della Bassa padana (non sottiliziamo ora sulle mie origini isolane, eh), la mia è Ligabue.
Lunedì sono stata per la prima volta a un suo concerto: ci ho messo un po' di anni, ma alla fine - potrei quasi dire "quando non ci speravo più" - il caso mi ha fatto incontrare un'altra fan e con giubilo (penso di poterne riservare altrettanto solo per i R.E.M.) ho speso un po' di sterline per andare finalmente a sentirlo.
Com'è andata? Assolutamente all'altezza della situazione (so che questa affermazione provocherà sorrisetti ironici in alcuni soggetti maliziosi, comunque sia, per dare soddisfazione pure a loro, dirò che Ligabue è l'unico italiano che può permettersi di portare la camicia aperta fino a metà petto senza risultare tamarro, a mio insindacabile giudizio!).

Il giorno prima ero lì che mi chiedevo: "Ma come sarà dal vivo? Non è che poi scopro che dal vivo non ci arriva con la voce?" (questo secondo pensiero era accompagnato da un sincero brivido di orrore!).
E invece dopo due ore di attesa (quasi una in coda e il resto in sala), è entrato in scena ed... è stato come essere lì, nel posto giusto, da sempre, una canzone per ogni ricordo, un ricordo per ogni canzone.
Ha aperto con Sogni di rock'n'roll, voce, chitarra acustica e armonica a bocca, e da lì in poi credo che nessuno tra il pubblico abbia smesso di cantare per due ore.
Ovviamente non sono mancati i "classici" come Certe notti, Libera nos a malo, Balliamo sul mondo e il gran finale con Urlando contro il cielo, però devo dire che mi sono piaciute molto anche Il centro del mondo, Buonanotte all'Italia, La porta dei sogni. Che poi, insomma, una volta tanto ero "preparata" e di certo non restavo indietro... ;-)
E adesso? Be', mi sa che la diagnosi è chiara: appena mi ricapita, compro un altro biglietto per tornare a sentirlo!
E come una specie di Nick Hornby della Bassa padana (non sottiliziamo ora sulle mie origini isolane, eh), la mia è Ligabue.
Lunedì sono stata per la prima volta a un suo concerto: ci ho messo un po' di anni, ma alla fine - potrei quasi dire "quando non ci speravo più" - il caso mi ha fatto incontrare un'altra fan e con giubilo (penso di poterne riservare altrettanto solo per i R.E.M.) ho speso un po' di sterline per andare finalmente a sentirlo.
Com'è andata? Assolutamente all'altezza della situazione (so che questa affermazione provocherà sorrisetti ironici in alcuni soggetti maliziosi, comunque sia, per dare soddisfazione pure a loro, dirò che Ligabue è l'unico italiano che può permettersi di portare la camicia aperta fino a metà petto senza risultare tamarro, a mio insindacabile giudizio!).

Il giorno prima ero lì che mi chiedevo: "Ma come sarà dal vivo? Non è che poi scopro che dal vivo non ci arriva con la voce?" (questo secondo pensiero era accompagnato da un sincero brivido di orrore!).
E invece dopo due ore di attesa (quasi una in coda e il resto in sala), è entrato in scena ed... è stato come essere lì, nel posto giusto, da sempre, una canzone per ogni ricordo, un ricordo per ogni canzone.
Ha aperto con Sogni di rock'n'roll, voce, chitarra acustica e armonica a bocca, e da lì in poi credo che nessuno tra il pubblico abbia smesso di cantare per due ore.
Ovviamente non sono mancati i "classici" come Certe notti, Libera nos a malo, Balliamo sul mondo e il gran finale con Urlando contro il cielo, però devo dire che mi sono piaciute molto anche Il centro del mondo, Buonanotte all'Italia, La porta dei sogni. Che poi, insomma, una volta tanto ero "preparata" e di certo non restavo indietro... ;-)
E adesso? Be', mi sa che la diagnosi è chiara: appena mi ricapita, compro un altro biglietto per tornare a sentirlo!
Il centro del mondo
La porta dei sogni
Buonanotte all'Italia
domenica 17 maggio 2009
venerdì 24 aprile 2009
Il G8 dove lo metto?
Riassumendo, s'era detto: il G8 2009 si terrà nell'arcipelago della Maddalena, in Sardegna.
Poi: no, facciamolo a Napoli! Su una bella nave da crociera così non ci sono pericoli (mi chiedo se gli assalti di Greenpeace alle baleniere giapponesi non potrebbero essere replicati?).
E ora, l'ultima: tutti all'Aquila!
ALL'AQUILA???
Dunque, l'Aquila è stata appena colpita da un terremoto che ha raso al suolo abitazioni e ucciso quasi 300 persone.
Questo mi fa pensare che al momento la prima priorità sia la ricostruzione: c'è gente che vive nelle tende, ma non è in campeggio; c'è gente che non ha più un'ospedale, la propria scuola, la casa dello studente; c'è chi ha perso un amico, un figlio, un genitore, un compagno di squadra.
Organizzare un incontro come il G8, richiede non solo trovare una location per la riunione degli 8 "Grandi" e casomai per la cena di gala, ma anche alloggiare e far incontrare i diplomatici e tenere conto della sicurezza (tanto per farsi un'idea, Obama nel suo recente viaggio in Europa è arrivato con uno staff di 500 persone. Un'esagerazione? Può darsi, però in ogni caso va tenute presente che nella migliore delle ipotesi ogni Paese ha una delegazione di decine di persone).
Ecco, se quindi a l'Aquila ora servono case e servizi di base, come si fa a dire che i soldi del G8 serviranno alla ricostruzione che tanto comunque andrebbe fatta?
Il G8, mi pare, non beneficia dell'ospitalità dei privati (sarebbe carino però... "Gordon Brown dormirà sul divano-letto nel soggiorno dei signori Rossi" o "Il premier giapponese Taro Aso pazzo per gli arrosticini della signora Maria").
Tra l'altro, non penso proprio che da qui a luglio, i black-blocks si facciano troppi scrupoli ad andare all'Aquila: non penso li spaventi la possibilità di una nuova scossa (che ovviamente in ogni caso spero non si verifichi!) o si commuovano di fronte alle toccanti immagini del premier italiano ai funerali delle vittime e decidano di 'fare da bravi'.
Dall'altra parte, la Sardegna. Ho letto alcuni commenti dei lettori sul Corriere della Sera secondo cui i sardi "non vogliono mollare i soldi" che sono stati destinati alla costruzione delle infrastrutture per il G8.
Senz'altro è vero che questo evento ha un significato economico non secondario per l'area: l'idea, infatti, è che dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la base militare, costruire nuove infrastrutture e ospitare il G8 fosse una vetrina in grado di incrementare in futuro il turismo.
Personalmente, ho qualche perplessità sull'impatto ambientale di un G8 alla Maddalena: certo potrebbe essere più facile garantire la sicurezza dei capi di Governo e di Stato, ma questo non esclude che si possa protestare lo stesso, magari a Palau o a Olbia.
In ogni caso sono stati stanziati fondi, fatti progetti, assegnati appalti, iniziati i lavori. Già c'è gente che sta lavorando e non è mica con un colpo di bacchetta magica (sì, lo so va molto di moda di questi tempi...) che si pianta tutto a metà e si ricomincia da zero (per non dire meno, visto che questa purtroppo è la realtà) altrove.
Se il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, dice che non è possibile non è perché è semplicemente un egoista in cerca di gloria, ma forse perché qualche ragione pratica esiste.
Per curiosità, se molliamo quello che è stato fatto a metà, poi come lo finiamo? E cosa ne facciamo esattamente? Passiamo direttamente alla 'riconversione'? E con quali soldi?
E poi, se facendo il G8 all'Aquila si risparmia perché si prendono due piccioni con una fava, allora perché non si fa anche l'election-day, tanto per ritornare al punto?
PS: quanto ai sardi, per la cronaca, cominciate a vedere i risultati del vostro voto.
Poi: no, facciamolo a Napoli! Su una bella nave da crociera così non ci sono pericoli (mi chiedo se gli assalti di Greenpeace alle baleniere giapponesi non potrebbero essere replicati?).
E ora, l'ultima: tutti all'Aquila!
ALL'AQUILA???
Dunque, l'Aquila è stata appena colpita da un terremoto che ha raso al suolo abitazioni e ucciso quasi 300 persone.
Questo mi fa pensare che al momento la prima priorità sia la ricostruzione: c'è gente che vive nelle tende, ma non è in campeggio; c'è gente che non ha più un'ospedale, la propria scuola, la casa dello studente; c'è chi ha perso un amico, un figlio, un genitore, un compagno di squadra.
Organizzare un incontro come il G8, richiede non solo trovare una location per la riunione degli 8 "Grandi" e casomai per la cena di gala, ma anche alloggiare e far incontrare i diplomatici e tenere conto della sicurezza (tanto per farsi un'idea, Obama nel suo recente viaggio in Europa è arrivato con uno staff di 500 persone. Un'esagerazione? Può darsi, però in ogni caso va tenute presente che nella migliore delle ipotesi ogni Paese ha una delegazione di decine di persone).
Ecco, se quindi a l'Aquila ora servono case e servizi di base, come si fa a dire che i soldi del G8 serviranno alla ricostruzione che tanto comunque andrebbe fatta?
Il G8, mi pare, non beneficia dell'ospitalità dei privati (sarebbe carino però... "Gordon Brown dormirà sul divano-letto nel soggiorno dei signori Rossi" o "Il premier giapponese Taro Aso pazzo per gli arrosticini della signora Maria").
Tra l'altro, non penso proprio che da qui a luglio, i black-blocks si facciano troppi scrupoli ad andare all'Aquila: non penso li spaventi la possibilità di una nuova scossa (che ovviamente in ogni caso spero non si verifichi!) o si commuovano di fronte alle toccanti immagini del premier italiano ai funerali delle vittime e decidano di 'fare da bravi'.
Dall'altra parte, la Sardegna. Ho letto alcuni commenti dei lettori sul Corriere della Sera secondo cui i sardi "non vogliono mollare i soldi" che sono stati destinati alla costruzione delle infrastrutture per il G8.
Senz'altro è vero che questo evento ha un significato economico non secondario per l'area: l'idea, infatti, è che dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la base militare, costruire nuove infrastrutture e ospitare il G8 fosse una vetrina in grado di incrementare in futuro il turismo.
Personalmente, ho qualche perplessità sull'impatto ambientale di un G8 alla Maddalena: certo potrebbe essere più facile garantire la sicurezza dei capi di Governo e di Stato, ma questo non esclude che si possa protestare lo stesso, magari a Palau o a Olbia.
In ogni caso sono stati stanziati fondi, fatti progetti, assegnati appalti, iniziati i lavori. Già c'è gente che sta lavorando e non è mica con un colpo di bacchetta magica (sì, lo so va molto di moda di questi tempi...) che si pianta tutto a metà e si ricomincia da zero (per non dire meno, visto che questa purtroppo è la realtà) altrove.
Se il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, dice che non è possibile non è perché è semplicemente un egoista in cerca di gloria, ma forse perché qualche ragione pratica esiste.
Per curiosità, se molliamo quello che è stato fatto a metà, poi come lo finiamo? E cosa ne facciamo esattamente? Passiamo direttamente alla 'riconversione'? E con quali soldi?
E poi, se facendo il G8 all'Aquila si risparmia perché si prendono due piccioni con una fava, allora perché non si fa anche l'election-day, tanto per ritornare al punto?
PS: quanto ai sardi, per la cronaca, cominciate a vedere i risultati del vostro voto.
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lunedì 20 aprile 2009
Depende... De que depende??
Mentre Londra regala dei bei giorni di primavera (durerà? e quanto?), mi chiedo perché la solita pol(l)itica italiana propone adesso di spendere 400 sonanti milioni di euro per non fare il cosidetto "election day".
L'election day sarebbe il voto per le elezioni europee, amministrative e (teoricamente) per il referendum per abrogare alcune parti dell'attuale legge elettorale (il famoso "porcellum" ideato da Calderoli, Lega Nord, per chi non ricordasse) nella giornata di domenica 7 giugno.
Ora, a onor del vero, noi - che chissà perché dobbiamo sempre essere "speciali" - votiamo anche sabato 6 giugno, mentre nel resto d'Europa il voto è concentrato generalmente in un solo giorno (per la serie: chi vuole andare a votare, ci va e basta), mentre noi che siamo "generosi" scrutatori e presidenti di seggi li paghiamo un giorno in più (eh, sì, se parliamo tanto di risparmiare i soldi pubblici allora mettiamo in conto anche questo).
Il problema del no all'election day - no della Lega Nord - è fondamentalmente dato dal fatto che il referendum abrogativo ha bisogno di un quorum, ossia deve andare a votare almeno il 50% degli elettori perché il risultato sia valido.
Chiaramente se ci sono le elezioni europee e, ancor di più quelle amministrative (= voto locale, quello generalmente più "sentito") è probabile che il quorum del referendum sia raggiunto più facilmente e questo potrebbe voler dire, ad esempio, che i partiti non avrebbero più a disposizione liste bloccate dove candidare chi gli pare o la possibilità di candidare la stessa persona in liste di diverse circoscrizioni (scelta dettata dal fatto che si tratta di una persona conosciuta e che ha molte probabilità di essere eletto/a per poi lasciare il posto al secondo della lista e garantire al proprio schieramento un numero di seggi più alto in Parlamento).
Ribadendo ancora una volta che come al solito la Lega non fa tanto la schizzinosa quando i soldi sono di Roma, quello che non mi piace è che tira aria di "ritirata" da parte del centrosinistra.
Non solo - dicono ormai - si potrebbe fare il 21 giugno (romanticoni, scelgono il solstizio d'estate!), ma addirittura nel 2010. Perché non nel 2012, in coincidenza con le Olimpiadi?? O nel 2011, 150° anniversario dell'Unità d'Italia? (Questa penso non sarebbe comunque un'idea gradita alla Lega...). Oppure... quand'è che cade il prossimo Giubileo??
L'election day sarebbe il voto per le elezioni europee, amministrative e (teoricamente) per il referendum per abrogare alcune parti dell'attuale legge elettorale (il famoso "porcellum" ideato da Calderoli, Lega Nord, per chi non ricordasse) nella giornata di domenica 7 giugno.
Ora, a onor del vero, noi - che chissà perché dobbiamo sempre essere "speciali" - votiamo anche sabato 6 giugno, mentre nel resto d'Europa il voto è concentrato generalmente in un solo giorno (per la serie: chi vuole andare a votare, ci va e basta), mentre noi che siamo "generosi" scrutatori e presidenti di seggi li paghiamo un giorno in più (eh, sì, se parliamo tanto di risparmiare i soldi pubblici allora mettiamo in conto anche questo).
Il problema del no all'election day - no della Lega Nord - è fondamentalmente dato dal fatto che il referendum abrogativo ha bisogno di un quorum, ossia deve andare a votare almeno il 50% degli elettori perché il risultato sia valido.
Chiaramente se ci sono le elezioni europee e, ancor di più quelle amministrative (= voto locale, quello generalmente più "sentito") è probabile che il quorum del referendum sia raggiunto più facilmente e questo potrebbe voler dire, ad esempio, che i partiti non avrebbero più a disposizione liste bloccate dove candidare chi gli pare o la possibilità di candidare la stessa persona in liste di diverse circoscrizioni (scelta dettata dal fatto che si tratta di una persona conosciuta e che ha molte probabilità di essere eletto/a per poi lasciare il posto al secondo della lista e garantire al proprio schieramento un numero di seggi più alto in Parlamento).
Ribadendo ancora una volta che come al solito la Lega non fa tanto la schizzinosa quando i soldi sono di Roma, quello che non mi piace è che tira aria di "ritirata" da parte del centrosinistra.
Non solo - dicono ormai - si potrebbe fare il 21 giugno (romanticoni, scelgono il solstizio d'estate!), ma addirittura nel 2010. Perché non nel 2012, in coincidenza con le Olimpiadi?? O nel 2011, 150° anniversario dell'Unità d'Italia? (Questa penso non sarebbe comunque un'idea gradita alla Lega...). Oppure... quand'è che cade il prossimo Giubileo??
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