mercoledì 5 agosto 2009

Considerazioni... fatte con i piedi

Una volta, qualche mese fa, mi sono trovata in una piazza ad aspettare un amico per andare al cinema.
Era la prima volta che mi capitava di fermarmi in quel punto, con davanti una fontana con in cima una statuetta chiamata "Eros" (in realtà, ho letto fu fatta fare per rappresentare non il dio greco dell'Amore, ma l'Amore in senso cristiano... vale a dire la solidarietà, la carità...).
Siccome non arrivava nessuno (non mi piace aspettare...) e passava un sacco di gente (che normalmente mi avrebbe dato anche fastidio), mi sono messa a fissare per terra, in un punto a caso, finché un piede di passaggio ha conquistato la mia attenzione.
Curiosamente non so dire se fosse un piede femminile o maschile, non mi ricordo che tipo o che colore di scarpe avesse però mi ha fatto iniziare un gioco, forse infantile ma ipnotico.
Guardare le scarpe e indossare chi può scegliere di indossarle e perché.
Sembra buffo, ma le scarpe "parlano". E in una città anticonformista - o semplicemente menefreghista in fatto di dettami di stile - parlano molto.
Ci sono scarpe turistiche, di alta finanza, con il tacco che nasconde una vita insoddisfacente e molti perché, infradito che se ne fregano del venticello appuntito e gelato, una varietà di scarpe da tennis che va dalle All Stars (che qualcuno mi ha detto che tutti i francesi le indossano) ai modelli americani ma tutti rigosamente "distrutti".
Parlano e camminano, non si fermano mai e riassumono tutto in una frase.
Quando non basta, allora alzi lo sguardo fino alle caviglie, ai pantaloni, al vestito, alla cintura, alla borsa, agli occhiali da sole, alla giacca.
Ogni tanto però ingannano anche loro: scarpe da tennis e tailleur (di notte diventano zoccoli e abito elegante!).
La gamma di colori copre lo spettro dell'arcobaleno. La loro fretta così non dà fastidio. Riempie solo di immagini piacevoli, diventa un ricordo confortevole. Attiva l'immaginazione.



Non è molto diverso dall'osservare le persone in metropolitana. Ho visto un sacco di gente dormire in metro. A me non piace. Non ci riesco. Mi preoccupo: e se sbaglio fermata? Potrebbe essere una metafora: dormire in metro è essere indifferenti a chi c'è attorno, non molto diverso da come si vive, a volte.
Non che osservando le persone, adesso possa dire di ricordarmele davvero. Però anche questo è un bel campione di "umanità concentrata" e magari sarà indiscreto e pretenzioso "farsi i fatti loro". Dagli ubriachi, agli amici appena arrivati, alle coppie che hanno litigato, a quelle che trasportano cartoni e valige, ai gruppi di amici che tornano all'ostello, alle due turiste che vogliono andare a "vedere uno stadio".
La metro ha un'anima, credo. Che a volte suona musica - pop e rock in settimana, classica nel fine settimana - altre volte parla, ricordandoci di fare attenzione alla "differenza". ;-)

2 commenti:

Nikka ha detto...

Bello questo post .. mi ricorda un film di Moretti "bianca".

kla ha detto...

La mia conoscenza dei film di Moretti è piuttosto scarsa, ahimé! Cmq grazie per il complimento.
A presto! :-)