venerdì 18 febbraio 2005

Non lasciate ogni speranza...

«La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo per come sono le cose, il secondo per cambiarle». Ken Loach, nel suo cortometraggio inserito nel film 11 settembre 2001 - 11'09''01, ha scelto queste parole di Sant'Agostino per ricordare l'11 settembre del 1973, data del sanguinoso colpo di Stato in Cile, e l'11 settembre 2001, una data che per nessuno di noi ha bisogno di essere ricordata.
Queste parole sono per me uno dei più forti antidoti al cinismo, alla rassegnazione, all'egoismo. Le ho scritte su un post-it e l'ho appeso in camera, insieme ad altre citazioni: quando mi cade l'occhio lì, penso ci sia un senso, che sta a me trovare.
Sdegnarsi oggi è una reazione immediata, istintiva, giusta, persino abusata. Avere coraggio è l'impresa, averlo nei confronti degli altri, per fare qualcosa di buono per gli altri, non per dare solo soddisfazione a noi stessi.
Avere il coraggio di credere in chi non crede in se stesso, in chi non crede di essere buono, in chi ritiene che le proprie azioni causino soprattutto danni alle persone che li circondano, in chi valuta se stesso con il metro dei propri errori e di conseguenza giudica il mondo. E lo allontana.
Sdegno, coraggio e pazienza: esserci oggi, domani, come ieri. Talvolta per caso, adesso per scelta.

2 commenti:

anelim ha detto...

Avere il coraggio di credere in ciò che si fa, di andare oltre le prime impressioni, di vivere e non sopravvivere soltanto con il pilota automatico, di cercare dentro di sé il momento in cui la propria vita è diventata un’accozzaglia di date, numeri, ore e impegni. Un minuto non è solo 60 secondi come una persona non è solo un involucro. Un incontro non è solo io e un altro e una canzone non è solo un insieme di note di una certa durata. Ovunque c’è di più: c’è poesia, c’è emozione, c’è un po’ di noi. E mi spaventa che lo sdegno lasci il posto all’indifferenza, che di sogni si parli sempre meno, che si fatichi a trovare la gioia nascosta nelle piccole cose… Dove si sono cacciati i pensieri che fanno nascere i sorrisi? Dove cominciare a scavare nel vuoto riempito solo di frenesia nella vita di tutti i giorni? E’ la paura che ci blocca? O forse si sta bene a non guardare un po’ più in là del proprio naso? “La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e… non vi trovò nessuno”.

kla ha detto...

Ho riletto questo post a distanza di mesi (è dicembre adesso) ed è come se l'avessi scritto ora...