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giovedì 31 dicembre 2009

Mind the gap

Non intendo mancare neanche quest'anno l'appuntamento con il mio bilancio annuale. Et voilà...

Mi pare il caso di procedere con il bilancino perché è stato l'anno dei chiaroscuri, iniziato con molto ottimismo, nonostante le difficoltà.
Mi tocca ammettere che amarezze e fastidi me ne hanno rifilati in quantità sufficiente, ma mi consolo: credo di esserne uscita decentemente, senza cedere troppo all'istinto vendicativo che certe cose mi suscitano.
La mia quota pro-capite di cinismo dovrebbe essere incrementata, ma siccome non credo agli "splendidi" (ad esempio, quelli che dicono di lavorare tanto e godersi la vita) e penso che le molte cose storte vadano raddrizzate a suon di sudore. Anche se sbuffo, e non poco, non è data altra via.
Soffermandomi sugli inglesi: sanno farsi cordialmente detestare con quel loro atteggiamento per cui sembra abbiano sempre qualcosa da insegnare agli altri, ma per tutto il resto si sono conquistati il mio rispetto. La Gran Bretagna è (in media) un Paese Civile. Diversamente dall'Italia (dove tutto o quasi è il contrario della ragionevolezza).
Respirare meritocrazia, fish'n'chips, libertà (di stampa), kebap, meticolosità, sushi and Honk Kong's street food, efficienza, ti cambia la prospettiva, credo indelebilmente.
Comprendo l'assuefazione, ma non giustifico l'ottusità. Soprattutto di fronte all'evidenza.
Per questo sono sempre più un'esterofila convinta, con l'idea che l'Italia non manchi di potenziale e di capacità, ma di volontà, onestà e senso di responsabilità. Così è se vi pare.

Progetti per il 2010? Credo che dovrà essere un anno creativo e tenace, contro ogni previsione, difficoltà, appunto e disappunto. Con un promemoria:
Mind the gap. Attenzione alla differenza.

martedì 30 dicembre 2008

Controvento

In sintesi, ecco un po' del mio 2008.

Controvento
Questo è il punto di arrivo e di partenza. Controvento accade che si riesca a fare molte cose, o almeno alcune, di discreta/grande importanza. Controvento si continua ad andare dopo averle fatte. Anzi, il "bello" arriva ora.


Nostalgie
Mi sono accorta negli ultimi mesi, da quando è cominciato l'autunno, che ci sono alcune cose di Urbino che ricordo con nostalgia. In particolare, certi aspetti di quella routine, tipo i sabati sera in cui non sapevamo mai cosa fare, ma qualcosa la trovavamo sempre, l'andare in giro per "paesi in campagna". Sì, era tempo di cambiare, ma fa piacere ricordarlo così.

Anche Bruxelles si è conquistata un posto in questa categoria. Una città dove quando soffia il vento sembra di sentire l'odore del mare. Con le sue avventure e disavventure, si è affittata un posticino niente male nei miei ricordi. Ci tornerei volentieri e non mi dispiacerebbe fermarmi a viverci e lavorarci per un po'.

Umano, umano,umano
Di quest'anno, diciamo, che vorrei ricordare un po' di belle sorprese che mi sono arrivate dalle persone, facendomi pensare che - nonostante io istintivamente sia portata a pensare che si tratti di "casualità" - c'è un disegno positivo nel loro essere, relativamente indipendente da ciò che io faccio/penso/dico/mi aspetto. In parole semplici, la mia diffidenza è stata smentita in diverse occasioni quest'anno, con un bilancio a tutto favore di chi ha saputo (e/o ha continuato) a smentirmi. Grazie :-)

Un altro capitolo lo dedicherei alle persone che ho incontrato per breve tempo in tutti questi spostamenti. Persone che leggono i bestsellers prima che siano tali, persone che si vergognano meno di me ad ammettere i loro piccoli limiti, persone che sanno fare squadra ed essere anti-competitive.

The family woman
Qui, un posticino in prima fila lo riserviamo alla mia pacioccosa nipote, che mangia, dorme e ride, inconsapevole di quello che fa scattare nelle persone.

Per il 2009
«Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla» (Novecento, Alessandro Baricco).

lunedì 18 agosto 2008

Gabbiani

Avete presente i gabbiani stupidi del film Alla ricerca di Nemo? Quelli che vanno in giro saltellando come polli e ripetendo "Mio!" all'indirizzo di qualunque cosa abbia l'aria di essere cibo?
Be', ecco, mi volevo soffermare a riflettere su quei bipedi che si comportano più o meno allo stesso modo, con la differenza che l'unica cosa che sanno dire è: "Io!". Con lo stesso identico petulante ripetitivo suono. Questi esseri, innamorati di se stessi oltre ogni misura, e molto meno del loro prossimo - checché ne dicano - vivono in perenne adorazione del proprio ego, ma - secondo me - sono pure un po' masochisti (o forse èpiù corretto dire sadici, visto quanto rompono i maroni al loro sfortunato prossimo?) perché, siccome ogni mezzo è buono pur di stare al centro dell'attenzione, si sentono e si definiscono pubblicamente come le vittime delle ingiustizie umane, della cattiveria e dell'incomprensione del prossimo. Come si può non capire il loro genio? La loro superiorità morale ed intellettuale in ogni campo? La loro assoluta buonafede che li esime da ogni responsabilità anche nelle più nefande vicende?
In realtà, c'è un aspetto utile anche nella loro vanesia inutilità. Ti insegnano che un ego spropositato non potrà mai essere veramente umile e comportarsi in maniera sincera, amorevole e disinteressata verso il suo prossimo. In fondo, per queste persone, gli altri non sono che specchi nei quali riflettere le proprie presunte qualità, nella speranza che le confermino. Ciò che li frega è che ritendoli specchi, li ritengono altrettanto stupidi rispetto a ciò che riflettono. E questo è ciò che li tradisce, che svela il gioco all'incauto che si è fidato.
Di contro, esistono altri bipedi che dal confronto con i primi, escono esaltati. Sono quelli come Scuttle, il gabbiano stonato e pasticcione del film La Sirenetta. Sono quei bipedi che non sono mai perfettamente azzimati rispetto al contesto in cui si trovano, che viaggiano sul binario di un'originalità che non è esibizionismo ma piuttosto tentativo (non sempre riuscito, è difficile, si sa) di essere fedeli a se stessi. Sono quelli che, in fin dei conti, dimostrano di saper essere sinceri e leali, persino oltre le aspettative a volte.
Sono gli Scuttle che ti permettono di gustarti meglio la vita perché loro dimostarno di sapere qual è il background che conta, al di là delle situazioni e delle difficoltà contingenti.
Un altro pregio degli Scuttle è che in genere, durano. Dal momento in cui li incontri, può passare molta acqua sotto i ponti, ma ci sono buone probabilità che li ritrovi e ti sembra di non averli lasciati da troppo tempo. Un vero Scuttle, poi, non perde mai il suo smalto.
Un buon "raaaaaaaaaaaa, raaaaaaaaaaaaaaaa, raaaaaaaaaaaaaaaaaaaw!" a tutti gli Scuttle, allora!;-)

venerdì 30 maggio 2008

La bellezza non cita mai le proprie fonti


La bellezza non cita mai le proprie fonti. Né si autocita.
La bellezza non fa calcoli.
La bellezza è umile.
La bellezza è ingenua e solare e forse indifesa.
Ma non troppo.

domenica 30 dicembre 2007

Work in progress

Arrivati in questi paraggi temporali, in genere, mi piace fare bilanci, nuovi propositi, sentire che c’è una “rottura”. È un periodo dove si accumulano aspettative, attese, speranze, a volte anche illusioni: un rituale, insomma. Quest’anno però non ho una particolare voglia di fare bilanci. So che sarebbero nel complesso positivi, ma mi interessa di più una sensazione di fondo che avverto e che punta sulla continuità.
Do il benvenuto a questo tipo di sensazione, forse perché, paradossalmente, è segno di un “cambiamento”. E la comprendo per una serie di ragioni. Sono più o meno a metà di un percorso formativo. Sono sulla strada per fare meglio conoscenza con me stessa. Sono sulla strada per interessarmi alle altre persone, così come sono, nelle loro sorprese e nelle loro banalità. Sono sulla strada, per quanto lunga, per scovare piccoli trucchi per tenere a bada l’ansia. Sono sul sentiero di chi pensa che il micromondo urbinate vada trattato con cura: come un luogo dal quale si può trarre ambrosia (anche se magari a lungo termine), ma che può facilmente trasformarsi in una prigione dove non è concessa l’intimità.
Trovo divertente lasciarsi andare ai ricordi e rispolverare le cose che sono accadute durante un intero anno: ci sarebbero libri da riempire a raccontare un solo anno della vita di ognuno, dei momenti, dei pensieri reconditi, dei fastidi, delle emozioni. Questa volta, però, ho deciso di dirvi su cosa si baserà, per quanto mi riguarda, il futuro prossimo: sull’osserv-azione.
Per ora, per il 2008 mi limito a un semplice "buon viaggio, sia dentro che fuori".

PS: Dopo aver scritto il post, mi sono tornate in mente due cose che vorrei ricordare: il popolo birmano e gli operai della Thyssen di Torino. Come esempio perché nessuno venga mai lasciato solo a combattere le proprie battaglie.

giovedì 9 agosto 2007

Altro che Valentino Rossi...

La lettera del professionista deluso:
«Pago 900mila euro di Irpef, ma so che saranno buttati»
Caro direttore, mi accingo in settimana a pagare oltre 900mila (sì, novecentomila) euro di Irpef e mi scusi se tengo, per ragioni evidenti, celato il mio nome ai suoi lettori. Sono, nonostante il mio alto reddito, un piccolo professionista di provincia, innamorato del suo lavoro, e che è stato sempre oltremodo fedele al dovere fiscale.
Non mi è mai pesato pagare le tasse; anzi, visto che i professionisti "vanno per cassa", mi sono sempre detto: «Se li pago, vuol dire che li ho riscossi»; inoltre, mi sono sempre auto-convinto del fatto che la mia annuale dichiarazione dei redditi rappresentasse una specie di "diploma" di aver avuto un bel successo professionale nel periodo d'imposta precedente.Questo reddito lo ottengo lavorando in effetti moltissimo: mi sveglio alle 4,45 ogni mattina, lavoro ininterrottamente fino a notte, non mi concedo mai vacanze né weekend, vedo i miei famigliari raramente.Ho una moglie santa, che per fortuna ha capito quanto il lavoro sia parte di me; ho due figlie splendide, di cui faccio fatica a incrociare lo sguardo perché sono convinto di sottrarre loro una ricchezza inestimabile, che è il tempo che invece dovrei dedicare loro. Spero almeno di insegnare loro che con l'impegno, anche se non siamo in America, si ottengono risultati.Non lavoro per i soldi: a parte che non saprei come "godermeli", ho fatto un impegno con me stesso di avere uno stile di vita morigerato (e a imporlo alla mia famiglia) perché vengo da una famiglia piccolo borghesee intendo perpetuare i valori di queste origini. I soldi sono solo una conseguenza, non sono l'obiettivo o il presupposto.Potrei lavorare di meno, dirà Lei. Certo, ma io appartengo a una categoria di persone che nel lavoro trovano una grande "realizzazione". In più, io ho scelto di fare il professionista con l'idea di dare il servizio intellettuale più eccellente possibile a chi me l'avesse chiesto: quindi mi impegno al massimo e cerco di trattare con la stessa attenzione sia le pratiche piccolissime che quelle ingenti. Non mi riesco a rifiutare a nessuno, faccio il possibile per accontentare tutti; insomma, anche se non mi sono mai drogato nemmeno con uno spinello, capisco benissimo cos'è la dipendenza e come sia difficilissimo uscirne. Vede? È agosto inoltrato, e io sono qui a lavorare!Che c'entra tutto ciò, dirà Lei?C'entra che mi sono stancato. Vedo in ogni momento della mia giornata quintalate di denaro nero; vedo le porcherie di chi specula illecitamente nel mercato finanziario; vedo gli uffici pubblici che non funzionano; vedo gravissimi sperperi di denaro pubblico; vedo la scuola che non insegna; vedo i ragazzi che si laureano e scrivono la tesi senza sapere l'italiano (altro che insegnarlo agli extracomunitari...); vedo i politici di un livello umano e professionale sotto qualsiasi soglia minima; vedo sporcizia in ogni angolo; faccio code insopportabili; subisco liste d'attesa da terzo mondo; vedo fannulloni che ingrassano e sprechi dappertutto. Vedo patrimoni pubblici in stato decrepito che, un solo minuto dopo esser stati "privatizzati", hanno sperticati aumenti di valore. Vedo treni indecenti, per pulizia e ritardi e autostrade inservibili a causa di montagne di traffico. Vedo inciviltà a ogni passo che muovo.Vedo i Tribunali che non funzionano: c'è da tremare a entrare in un Tribunale avendo ragione, perché vi sono fondate probabilità di uscirne avendo torto; e così c'è l'incentivo a impostare la propria vita beffando gli altri, perché è molto probabile che ti giudichino non colpevole. Quando uno Stato non assicura giustizia, credo che sia uno Stato con la canna del gas in bocca. Discorsi populisti e superficiali, detti e stradetti, dirà Lei. Senz'altro. Ma resta il fatto che mi sono stancato. Vorrei poter trovare nuovi stimoli dedicando il mio versamento alla costruzione di un'opera pubblica specifica (per poter dire«l'ho finanziata io», almeno così i miei soldi servirebbero a qualcosa) invece di farlo finire nel calderone della finanza pubblica: non sono per nulla orgoglioso di formare un "tesoretto" a mio nome. Vorrei poter dire, quando entro in un ufficio pubblico: «Io vi pago, vorrei avere un servizio almeno decente ». Ma da solo mi rendo conto che sono discorsi da matti.Resto quindi stanco e senza soluzioni.Mi pesa francamente troppo l'aver lavorato come una bestia per versare 1 miliardo e 800 milioni di vecchie lire a un socio occulto (lo Stato) che non solo non mi aiuta, ma mi ostacola (dimenticavo: aggiungiamo anche 250mila euro di versamenti previdenziali, quisquilie!). E allora? Allora continuerò a lavorare (e a incassare), ma sento forte lo stimolo a smettere di pagare: a tenere i soldi da parte, senza rubarli, ma nascondendoli (non è difficile, lo fanno tutti); e a versarli, se già non li avrò dati in beneficenza, quando la classe politica se lo meriterà di nuovo (e, beninteso, non è quella che oggi è all'opposizione).Ma temo che forse, sempre che credano negli stessi miei principi, li verseranno i miei eredi.

(Lettera firmata, da IlSole-24Ore.com)

giovedì 2 agosto 2007

A buon intenditore...

L'evasore italiano?
Un prestigiatore che vuole l'applauso


In nessun Paese europeo non si pagano le tasse con tanto impegno e baldanza otremmo cavarcela con una battuta: se Baget Bozzo dice che «evadere non è peccato», corriamo subito a confessarci. Ma la questione è seria. Il fatto che ne discutiamo calorosamente ai primi d'agosto dimostra che siamo un popolo di matti interessanti. Parliamo di morale in vacanza, e di vacanza al lavoro. Punto di partenza: l'obbligo fiscale è alla base del patto sociale.

Fossi colto come Piero Ostellino, vi spiegherei quante rivoluzioni sono partite dalle tasse. Mi limiterò invece a ricordare un paio di cose. Quelle che tutti sappiamo e volentieri dimentichiamo. A. In nessun Paese europeo le imposte vengono evase con più impegno, baldanza e successo. L'evasore italiano è un filosofo, un economista, un polemista, un prestigiatore. Non gli basta evitare di pagare il dovuto. Vuole sentirsi dire: bravo, fai bene! B. Se non paghiamo le imposte, un altro — costretto da uno stipendio o dall'obbligo di fattura — dovrà pagarle per noi. Non si scappa. Lo Stato ridurrà spese e pretese? Ma quando mai. Non capisco come possano, Confcommercio e Confartigianato, difendere le dichiarazioni irrisorie — e irridenti — di molti associati. È vero: ci sono piccoli commercianti e artigiani che vivono esasperati dai controlli e soffocati dalle norme. Ma ce ne sono altri che dichiarano una frazione del reddito, e mettono via soldi a palate. Non ci credete? Andate a vedere, tra qualche anno, le denunce di successione. Qual è il problema? Semplice: sostenere queste tesi è impopolare.

Il PET (Partito Evasori Tradizionali) è infatti molto più agguerrito e organizzato del PIT (Partito Italiano Tartassati). Sa come proteggersi, chi attaccare, quando scendere in trincea. Qual è l'unica difesa intellettuale (qualcuno dice: morale) dell'evasore? Ricordare che in Italia molti soldi pubblici vengono sperperati, deviati o peggio. L'elenco degli sprechi e delle rendite assurde è ormai noto. Un esempio, tra i tanti possibili. Mentre i medici italiani vengono pagati un quarto che in Germania, i nostri insegnanti prendono un terzo che in Gran Bretagna e i poliziotti si pagano da soli l'aria condizionata nelle volanti (l'ho scoperto ieri), continua l'insana moltiplicazione delle province, e relativi posti di sottogoverno. In Sardegna, da quattro sono diventate otto: c'è anche la nuova provincia del Medio Campidano (105.400 residenti) e quella dell'Ogliastra (58.389, come un quartiere di Milano). Ora, io non ho nulla contro Tortolì. Mi sembra però che i soldi dei sardi, e degli italiani, possano essere spesi meglio. Domanda: un cittadino indignato ha il diritto di evadere le imposte? Può sostenere che i denari frutto della sua evasione, immessi nel mercato (specificamente nel settore automobilistico, perché guida un Suv stile carro armato), aiutano l'economia? Risposta: no, non può.

PRIMA si pagano le imposte, POI ci si batte affinché i soldi pubblici vengano spesi meglio. Oppure si lancia la rivolta fiscale, che richiede coraggio. L'evasione invece non è coraggiosa: è una furbata. Conosco americani che detestano il presidente in carica e la guerra in Iraq, pagata coi soldi dei contribuenti. Ma non li ho mai sentiti giustificare l'evasione fiscale. Troppo comodo, dice la loro coscienza. Troppo semplice, conferma l'Internal Revenue Service (Irs, l'implacabile fisco Usa, che tassa ogni reddito, dovunque prodotto). In Italia, lo sappiamo, è diverso. I furbastri hanno sempre un intellettuale disposto a sostenerli, e un politico pronto a strizzargli l'occhio. Io ti copro. Tu mi voti?

Beppe Severgnini (www.corriere.it/italians)

mercoledì 23 maggio 2007

Dead line

Cominciamo a tirare le somme, a fare i primi saluti, a sentire i primi rimpianti, ad attorcigliarci tra le dita la prima nostalgia.
Chiara è quella che per prima ha avuto il coraggio di scriverlo ad alta voce (e questa è una sfacciata licenza del mio "lirico realismo", caro Filo) e nel frattempo Maurizio dava ancora una volta voce a cose che avrei potuto dire anch'io e, come me, forse pure altri tra noi... Ma prima ancora Filo aveva pensato bene di ricordarci come tutto è cominciato ai suoi occhi, il 6 novembre 2006.
Passo da "Nel letto di Lucia", appresa nei su e giù Ifg-mensa Tridente con il caro Ming - che se lui si definisce ignorante, be' vorrei esserlo anch'io come lui - a "Imagine", e non ho scelto io. Come molte cose qui: ho solo premuto play e poi ho scoperto via via quello che era a venire.
Adesso faccio un passo indietro, mentre suona "In un giorno di pioggia", e ripenso ai primi giorni di scuola: i ricordi sono faticosi, i giorni sembrano tutti uguali ma poi, come schegge e calcinacci, tiri fuori dei piccoli flash... I nomi, difficilissimi da ricordare all'inizio, facce che non si collegavano ai rispettivi suoni... E ora che spesso chiedo "Aria", questo non significa che non ci siano persone che non porto via con me, anche se non l'ho espresso, o almeno non in modo canonico, a volte... be', vorrei poterci mettere qualche "non" di meno in questa frase, ma così è stato e magari sarà un buon promemoria per il prossimo anno.
E poi non può che essere una coincidenza se arriva "L'abbandono" e mentirei se dicessi di non aver provato anche questa sensazione. Immotivata per la ragione, quanto più vera per l'istinto.
E ancora somma insofferenza&indifferenza e una quantità di stupidaggini, come mai prima in vita mia. E la scelta, o forse l'autoimposizione del silenzio, per evitare di litigare per l'ennesima stronzata e poco importa di quel che credono: godo all'idea di opinioni sbagliate e arroganti su di me da infrangere a mio piacere oppure no, per dimostrare che sono brava anch'io a prendere per il culo, così bene che potresti perfino credere che ho rispetto per te.
Presto arriverà il momento dei saluti, con le idee più chiare su cosa, come e perché è stato. Arrivederci ad allora.

mercoledì 27 dicembre 2006

TIRIAMO LE SOMME

Il 2006 e il mio secondo anno da blogger sono ormai vicini alla conclusione (anche se la fine di quest’ultimo non coincide per pochi giorni con quella dell’anno solare) e così, assecondando una delle mie manie, mi metto al computer e faccio due conti (il ragioniere che è in me…è tornato ed è più forte che mai!!).

Premesso che è stato un anno di una densità e un’intensità straordinarie, la prima operazione che mi viene in mente, in un battito di ciglia, è che questo 2006 si può sicuramente dividere in tre tappe principali: la laurea a marzo, il soggiorno in Irlanda da maggio a metà agosto e i primi due mesi all’IFG a Urbino.
Unico commento che mi viene, guardandomi indietro: «…ORPO!!!». :-)
Se, tutto sommato, le prime due cose erano a grandi linee programmate, l’ultima proprio no. Era il “sogno nel cassetto”, in un certo senso, ma c’era anche finito ben bene in fondo al cassetto… Mi viene da ridere quando penso che mi sono ricordata che quest’anno c’era il bando mentre chiacchieravo con uno dei miei amici “irlandesi”; poi sono andata a cercarlo sul sito…e il giorno dopo è uscito! Destino? Chissà… ;-)

In realtà, però, questi non sono altro che grandi contenitori di storie più piccole che hanno determinato la densità di quest’anno. E quanto all’intensità, be’ sono contenta perché credo che un po’ questa sensazione dipenda anche da me e questo significa che forse sono riuscita a vivere le cose un po’ più di pancia – come vengono, vengono! insomma – e questo mi fa piacere. «Take it easy» quando non c’è bisogno di sbattersi, di prendersela troppo, quando comunque se ti agiti troppo fai solo peggio.

Non mi stancherò mai di dirlo, anzi ne sono sempre più convinta, che il mio giro di boa sia cominciato in quel di Colonia. :-)
Ho iniziato l’anno in apnea e fino a marzo, davvero, sono stata al limite.
E poi questo volo assurdo, lunghissimo, surreale in un altro mondo: l’Irlanda. Davvero, non lo dico solo con riferimento fisico, climatico, sociale o che so io! È stata proprio un’esperienza che mi ha “strappato” (in senso del tutto positivo, anche se non sempre indolore) dai miei punti di vista abituali. Al ritorno mi sono sentita come “rinata”, in qualche modo, se questa non è una parola troppo grossa…
E il rientro non è stato un passaggio facile perché allora Urbino era ancora solo una scommessa tutta da giocare… Mi ricordo che la prima settimana i miei mi hanno “ripreso per i capelli” perché stavo andando fuori di testa al pensiero «e adesso cosa faccio della mia vita???». A dirla tutta: ero nel panico.
E poi è andata. È andata sul serio!:-) Mamma mia!!!:-):-):-)

Un capitolo a parte lo vorrei dedicare alle persone. È stato un anno di distacchi.
In alcuni casi c’è stata “la crisi” e questo ha significato come conseguenza tagliare alcuni rami che erano ormai secchi e questa era una cosa che, mi sono resa conto, andava fatta…ma non è stata comunque indolore. Per partito preso sono ottimista sulle possibilità di recupero, ma sto imparando che è meglio una sana rassegnazione, a volte, piuttosto che un insano orgoglio.
Altri distacchi sono stati (fortunatamente!) meno cruenti e dovuti solo…a cambi di domicilio! E dicendo questo mi riferisco soprattutto ai miei amici di Trieste, in particolare quelli che ti bastano le dita di una mano o poco più per contarli, e alle persone che ho incontrato in Irlanda.
In realtà, come è facile immaginare, sono due situazioni molto diverse: in un caso persone che ho frequentato per anni, in qualche circostanza molto più che frequentato dato che ci ho vissuto insieme, e dall’altra persone con cui ho diviso un esperienza di tipo completamente diverso, a metà tra la vacanza e la scoperta del mondo.
Comunque adesso mi piacerebbe ringraziare alcune persone in maniera speciale:
- S. e M. per avermi “tirato in qua”, dandomi i consigli giusti nei momenti bui;
- D., H. e A. per avermi fatto “incontrare” l’Africa;
- M. e H. per avermi attratto con il fascino e la gentilezza dell’Oriente.
Ovviamente questo non significa che non ringrazi altre persone. Mentalmente contano tutte, persino chi ha dato un contributo, per così dire, “negativo”: mai fu più vero che le lezioni imparate a caro prezzo sono quelle che (speriamo!) durano più a lungo.

Con questo è tutto, direi, almeno per il momento.
Le parole andranno in vacanza per i prossimi giorni, fino al nuovo anno. Nel frattempo, riempirò lo spazio con qualche foto dell’Irlanda: per riepilogare, per ricordare e per fare un sorriso guardando avanti!:-)
Felice 2007 a tutti!!!

martedì 20 dicembre 2005

RENDICONTO (SEMISERIO) DELL'ANNO CHE SE NE VA

A.D. 2005. So che sarebbe meglio non farlo perché la sagra dell'agrume è ancora in corso...so che non dovrei farlo perché deve ancora finire...però siccome da giovedì me ne vado in vacanza e ci si rivede a gennaio, beh...mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa perché preferisco decisamente lasciarli qui. Sono già carica di tutte le cose buone...niente pesi morti.
Cominciamo dal bello...
RINGRAZIAMENTI (seri):
- il “Don” di Colonia, sinceramente;
- la mia famiglia, sede di Torino inclusa;
- i miei amici;
- il gruppo di Mosaico per avermi accolta così bene;
- Creative Commons, chi l’ha inventata e chi ci lavora intorno;
- lo “sponsor” del mio computer.

RINGRAZIAMENTI (semiseri):
- il club dei "mono"…per tutte le meraviglie alle quali abbiamo potuto assistere;
- Gutemberg, per l’invenzione della stampa;
- il cuoco della Lowenbrau di Trieste;
- I Simpson, per la mezz’ora quotidiana di relax (in mancanza dei giornali o del tempo per fare un pisolino);
- quello/i che ha/nno scritto il testo del decreto e poi della legge Urbani.

Continuiamo con...
NOTE DI COLORE:
- ho letto su un blog di un tipo molto preoccupato perché "chi non lo fa a capodanno, non lo fa tutto l'anno". Speriamo, in ogni caso, che lui non si riproduca perché di c... ne abbiamo già due così!!

IN SINTESI (ossia, quest'anno sarà ricordato così):
- non chiedere e ti sarà dato;
- meglio ridere che piangere.

SPORT:
- W la piscina!!! (ma riprendo a gennaio!)

Per concludere...
Ragazzi, è stato un anno intenso, duro e bello! Ho colto alcuni obiettivi importanti: finire gli esami e (ri)trovare consapevolezza, tra gli altri. Ma lo considero, in un certo senso, "solo" uno scalino...
Ora non mi resta che dirvi...
Buon Natale e Buon 2006...in crescendo!
Clara